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Il virus, purtroppo, si fa ancora sentire: in questo tempo tanto particolare, la liturgia ci invita a celebrare la solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei defunti.
L’epidemia ci costringe a guardare gli altri con diffidenza, come dei possibili «untori», siamo, così, costretti a proteggerci dagli altri, a tenere le «distanze», quasi a farci intravedere nella solitudine e nell’isolamento la via della salvezza.
La stessa mascherina, che portiamo per proteggerci, ci copre la bocca e la bocca ha una simbolica fortissima: con la bocca si mangia, si parla, si bacia. Il mangiare, il parlare, il baciare sono tutti gesti che dicono una comunione tra le persone. Il rischio di ciò che stiamo vivendo è di intravedere nella solitudine, nell’isolamento una via di salvezza.
Proprio in un contesto così insolito, cade oggi la solennità dei Santi e, con la commemorazione dei defunti, la liturgia ribadisce che la salvezza è comunione tra cielo e terra.
La festa dei Santi è una festa contro la solitudine, contro l’isolamento che affligge il cuore dell’uomo. In questa solennità siamo chiamati a cantare: “Non siamo soli: siamo una comunione vivente”. Siamo in comunione, non solo con coloro che vivono su questa terra, ma anche con quelli che già godono della vita del cielo.
In Cristo Risorto, si stabilisce tra noi e i santi una comunione che supera quella esistente nei nostri rapporti, anche i più fraterni, qui sulla terra: la fede ci fa percepire i santi, i nostri cari, come persone che pregano per noi, intercedono per noi, ci sono vicini, come amici che non vengono meno.
Nella lettera ai Romani, quando San Paolo scrive che “né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”, vuole evidenziare che l’amore di Dio, che abbiamo percepito grazie ai nostri cari, non verrà meno: possiamo vivere qui, su questa terra, grazie all’amore che i nostri cari hanno avuto per ciascuno d noi.
Se questo amore non viene meno nemmeno con la morte, allora, noi non siamo soli, non siamo isolati, bensì, siamo amati.
I nostri cari sono in Dio: pregando Dio, noi possiamo pregare i nostri cari e sentire, ancora oggi, quell’amore che ci hanno offerto, quando erano ancora, visibilmente, tra noi.
La fede nella comunione dei Santi ci porti a pregarli, per fare memoria della loro santità e dell’amore che, in questa vita, ci hanno donato.
Così, in questo tempo dove la distanza sembra essere la salvezza, ci sentiremo meno soli, grazie alla comunione dei santi.
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