Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la navigazione e offrire servizi in linea con le tue preferenze.
Per approfondire le cookie policy premi il bottone POLICY.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando un suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Image
 
OMELIE ANNO A 2019-20
 
Image

IVa dopo Pentecoste - Domenica 28 giugno 2020
(Gn 6,1-2; Gal 5,16-25; Lc 17,26-30.33)

don Davide Milanesi

Vorrei soffermarmi su queste ultime parole di Gesù: Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà, ma chi la perderà la manterrà viva.
È veramente una parola strana e per comprenderla vorrei farmi aiutare da una stranezza che troviamo nel gioco del Rugby. Anche nel rugby c’è qualcosa di strano: per andare avanti, bisogna passare indietro.
Allo stesso modo, ci può sembrare strano: come è possibile dover perdere la vita, se vogliamo mantenerla viva?
Vediamo questa stranezza del passaggio indietro per andare avanti come può aiutarci a comprendere la stranezza del dover perdere la vita per mantenerla viva.
Innanzitutto, se per andare avanti devi passare indietro, vuol dire che, chi avanza col pallone sa di essere sostenuto da tutta la squadra, ha la sensazione di essere spinto in avanti da tutti gli amici che stanno dietro. Insomma: puoi far progredire il gioco, portare avanti la palla, solo se dietro di te ci sono degli amici pronti a ricevere la palla e a darti una mano qualora dovessi averne bisogno.
Così è la vita: si va avanti, la si mantiene viva, se abbiamo amici che ci sostengono; se, dietro di noi, c’è qualcuno pronto ad aiutarci nei momenti difficili e gli amici li si trova quando si è disposti perdere la vita per gli altri.
Ma c’è di più: il passaggio indietro per andare avanti educa a guardare sempre avanti.
Se hai la palla devi guardare sempre in faccia il tuo avversario che ti sta davanti;
se non hai la palla devi guardare avanti il tuo compagno che sta portando palla. Insomma, questa stranezza del passaggio indietro per andare avanti ci costringe a tenere lo sguardo fisso in avanti.
Così è la vita: l’immagine del guardare avanti è tipica di un uomo, di una donna di speranza.
Uno perde la vita, perché spera che quello che perde non sia inutile. Se uno al perde la mantiene viva. Compio quel gesto d’amore perché ho speranza che qualcuno lo raccolga e lo possa portare avanti; compio un gesto di riconciliazione perché spero che si possa continuare ad andare avanti.
Chi perde la vita, è perché non ha perso la speranza.
Infine, il gesto del passare all’indietro fa dell’umiltà una virtù strategica, perché ci invita a trattenere l’impulso di dover concludere sempre, contando solo su noi stessi.
Nel rugby, più che in altri sport, se non passi, se non fai partecipare gli altri e non li rendi partecipi delle tue azioni, il gioco non funziona; anzi, se avanzi da solo, rischi di prendere tante botte e il gioco si ferma e rimani schiacciato dagli avversari. Così, la palla, come la vita, non è fatta per essere trattenuta: per mantenerla viva, bisogna perderla.
Devo perdere la palla, dandola ai miei compagni, per tenere vivo il gioco e fare meta.
Le nostre imprese falliranno, se non ricorderemo che il pallone va distribuito e soprattutto va passato a chi in questo momento non è al passo con noi, non si trova davanti, ma sta indietro.
Potremmo dire che i primi hanno bisogno degli ultimi.
La vita va persa per gli ultimi: solo così la manteniamo viva. I poveri sono la nostra salvezza: gli ultimi ci aiutano a mantenere viva la vita.
Il solo modo per trarre piacere dal gioco è pensare all’altro prima che a se stessi, a meno che uno voglia giocare da solo; il che, come è noto, è meno divertente.
Così è la vita: il solo modo per gustarla è perderla per gli altri. Solo così, la si mantiene viva.

  don Davide

Contattaci

  Via San Giacomo, 9,  20142, Milano

Scrivi al Parroco

  don Davide Milanesi

Aiuta l'Oratorio

Se sei disponibile

  •   a offrire del tempo
  • (anche solo un'ora !)
  • fa click  > qui <

Search