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Quando abbiamo fatto catechismo, ci hanno insegnato i sette doni dello Spirito Santo: sapienza; intelletto; consiglio; fortezza; scienza; pietà; timore di Dio. Tutto questo ci ricorda che lo Spirito ci fa dei doni, e i doni plasmano, formano la nostra umanità: noi siamo i doni che Dio ci ha fatto. Questa sera, ai sette doni dello Spirito vorrei aggiungerne un altro. Questo dono ce lo suggerisce il profeta Gioele, all’inizio del capitolo 3 – citato anche da Pietro nel suo discorso del giorno di Pentecoste – sta scritto: Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. Il dono che lo Spirito fa è il dono di sognare. Sembra proprio che l’arte di sognare sia un frutto dello Spirito. Un uomo, mosso dallo Spirito, è un uomo che ha dei sogni. La solennità di Pentecoste, che stiamo vivendo, può essere vissuta come un lasciare allo Spirito la possibilità di risvegliare i noi alcuni sogni. Non vorrei che – ormai già un po’ disillusi dalla vita – la parola “sogno” crei resistenze dentro di noi, spingendoci a pensare che sognare va bene per chi è giovane, non per chi è più avanti nell’età. Io credo che sia importante custodire sogni, in ogni stagione dell’esistenza. Tutte le stagioni della nostra vita devono essere guidate dallo Spirito e una vita guidata dallo Spirito è una vita che sogna. Un sogno non è una dichiarazione esatta sulla realtà esteriore. Non è una spiegazione convincente. Non è una sequenza di idee chiare e distinte.
I sogni non sono fatti di idee, ma di immagini. Uno sogna qualcosa che non si è ancora realizzato, qualcosa che ancora manca: per questo, se lo immagina. Le immagini sono una forma di presenza di ciò che ci manca. Il sogno rivela ciò che ci manca. Noi siamo i nostri sogni, veniamo trasformati dai nostri sogni: veniamo trasformati da ciò che ci manca. Il sogno è ciò che dà energia alla nostra vita.
Diversamente, la paura è ciò che spegne l’energia, blocca la nostra vita. Spesso, questo nostro tempo è segnato dalla stanchezza, perché è mosso dalla paura che, invece di muoverci, ci blocca. Troppo spesso, la vita è mossa dalla paura: paura di perdere il lavoro, paura che una vicenda affettiva possa finire, paura per il futuro dei figli, paura degli stranieri, del futuro; oggi, paura del virus… Ciascuno ha le sue, e sono tutte legittime. È vero però che, a lungo andare, la paura ci toglie energie, ci spegne; così che anche la nostra vita comincia ad essere caratterizzata dalla stanchezza. Il sogno, invece, è ciò che ci dà energia nella vita, ciò che ci mette in movimento, perché ciò che ci manca è ciò che ci muove. Lasciamo allora che, in questa solennità di Pentecoste, lo Spirito risvegli in noi un sogno. In questo momento della mia vita, quale sogno sta risvegliando dentro di noi lo Spirito Santo? Gioele ci ha ricordato: Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni.
«Il sogno più grande per mia figlia è che cresca con la voglia di amare, di percorrere una strada che la porti lontano ma che sempre rimanga con animo umano». «Caro Gesù, io desidero e sogno che mio figlio diventi un uomo che non si ripieghi su se stesso, per rimuginare le proprie tristezze, ma sappia amare e prendere iniziative, anche quando le condizioni non sono favorevoli. Sogno che sia capace di usare la bontà con gli altri, perché nel cuore dell’uomo buono c’è una gioia che non c’è nel cuore dell’uomo furbo».
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