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OMELIE ANNO A 2019-20
 
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IV domenica di Avvento - Domenica 8 Dicembre 2019 (Is 40,1-11; Eb 10,5-9; Mt 21,1-9)

don Davide Milanesi

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, tipico dell’inizio della settimana santa, letto in Avvento, ci aiuta a ricordare che, come Gesù entra a Gerusalemme, allo stesso modo, vuole entrare nelle nostre vite. A Natale, infatti, noi ricordiamo la nascita di Gesù, che è l’irrompere di Dio nella storia degli uomini.
Ma noi lasciamo entrare Gesù nella nostra vita?
Dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme letto nel Vangelo, noi possiamo evincere lo stile che assume anche per entrare nelle nostre vite. Qual è, quindi, questo stile?
Per comprendere lo stile di Gesù, potremmo chiederci perché non entri a Gerusalemme a piedi: perché ha avuto bisogno di un asinello?
Gesù entra cavalcando un asinello, per adempiere la profezia e dare il segno che lui è un re mite, che non vuole portare né violenza né guerra. È un re che non dobbiamo temere, di cui non c’è da aver paura.
Questo è lo stile dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, lo stile della mitezza, che è lo stesso con cui vuole entrare anche nelle nostre esistenze.
Ma siamo disposti a far entrare uno così nella nostra vita?
Per rispondere a questa domanda, potremmo chiederci se siamo disposti ad accogliere la mitezza nella nostra vita. Come ci poniamo di fronte a quelle pagine di Vangelo che narrano la mitezza di Dio, che invitano ciascuno di noi allo stile della mitezza?
Un re mite non fa paura, ma, forse, quando noi siamo chiamati ad essere miti, proviamo paura. Pensiamo, infatti, a quanta paura ci fanno pagine di Vangelo che ci richiamano alla mitezza. Quale spazio diamo a pagine come amate i vostri nemici, perdonate 70 volte 7, a chi ti costringe a fare un miglio tu fanne due, a chi ti percuote la guancia tu porgigli anche l’altra?
La mitezza non è solo legata alla non violenza, ma anche alla capacità di perseverare sulla via del bene, nonostante le fatiche e gli ostacoli posti dal mistero del Male. Perché il mite è – appunto – colui che, anche se prende uno schiaffo, non rinuncia ad andare avanti sulla via del bene (anche a costo di prenderne un altro).
Per questo, in realtà, a noi, la mitezza come stile per la nostra vita, non sempre convince: forse la temiamo e l’allontaniamo.
Capire se siamo disposti ad accogliere Gesù passa, però, anche dal chiederci quanto spazio diamo alla mitezza. Gesù è il re mite: dare spazio alla mitezza è essere come la folla, che stende i propri mantelli per fare strada a Gesù.
Togliersi il mantello è spogliarsi delle proprie difese. Il mite è colui che ha posto la propria forza in Dio e lascia che sia Lui a difenderlo.
A Natale, ricordando la nascita di Gesù, noi potremo far nascere Gesù dentro la nostra vita se saremo disposti a spogliarci delle nostre difese, così da fare spazio a parole e atteggiamenti che parlino, attraverso la mitezza, dello stile con cui Dio vuole incontrare l’uomo.

  don Davide

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