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OMELIE ANNO C 2018-19
 
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VI dopo Pentecoste - Domenica 21 luglio 2019
( Es 24,3-18; Eb 8,6-13a; Gv 19,30-35 )

don Davide Milanesi

Il libro dell’esodo ci parla dell'alleanza tra Dio e il suo popolo, fatta con il sangue di un giovenco, con cui il popolo viene asperso da Mosè.
Il Vangelo ci parla di un altro sangue, quello che esce dal costato trafitto di Gesù insieme con l’acqua, con il quale si stabilisce una nuova ed eterna alleanza.
Quale valore ha il sangue?
Nel Levitico si dice che La vita della carne è nel sangue. Il sangue è, quindi, simbolo della vita.
Il Vangelo ci racconta di questo sangue che esce dal costato trafitto di Gesù, insieme all’acqua : se il sangue è la vita, l’acqua cosa sarà mai, per Giovanni?
L’acqua, per Giovanni, è il simbolo dello Spirito. (Gv 7)
Tutto questo ci fa dire che, mediante lo Spirito, gli uomini possono entrare nella vita di Dio.
Ma possiamo dire un tratto che caratterizza la vita di Dio?
A me pare che il tratto qualificante la vita di Dio sia la comunione.
Dio è Trinità: è una comunione d’amore.
La qualità della vita di Dio è la comunione.
Quella comunione che troviamo in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, Egli cerca di viverla con l’uomo, stabilendo un‘alleanza.
Non a caso, il libro dell’Esodo ci ricorda che l’immolazione dei giovenchi è per un sacrificio di comunione: questo per dire che l’alleanza, la comunione si fa grazie ad un sacrificio.
Noi sappiamo che l’alleanza tra Dio e gli uomini avviene attraverso il sacrificio di Cristo.
Questo ci fa dire che, se vogliamo vivere la vita di Dio, dobbiamo essere uomini e donne di comunione ma, nello stesso tempo, dobbiamo accettare il fatto che non si dia comunione senza sacrificio. Accettare, cioè, il fatto che, se vogliamo vivere in comunione, in amicizia saremo chiamati a vivere qualche sacrificio, a far morire qualcosa di noi stessi.
Ma perché dobbiamo entrare nella vita di Dio, che è comunione, perché dobbiamo vivere secondo lo Spirito, come uomini e donne di comunione?
Perché è nella comunione – con Dio e tra noi – che troviamo la gioia della vita.
Per questo, val la pena fare sacrifici per la comunione: perché nella comunione si trova la gioia.
Quale sacrificio sono disposto a fare per ogni forma di comunione a livello relazionale?
In ambito educativo, a volte, saremo chiamati a far morire la pretesa che tutti capiscano immediatamente quello che diciamo, vivendo, così, una pazienza tenace nel ripetere sempre le stesse cose perché uno plasmi la propria umanità secondo il Vangelo.
Altre volte, saremo chiamati a far morire il nostro orgoglio e vivere l’umiltà nel fare il primo passo per riconciliarci con qualcuno o per cercare qualcuno che si è smarrito nel cammino della vita.
Altre volte, il sacrificio sarà quello di far tacere le proprie convinzioni, per ascoltare fino in fondo il pensiero altrui, cercando di comprenderlo.
Talvolta il sacrificio sarà la fatica di perdonare nel silenzio, portando i limiti e le pigrizie degli altri.
Contemplando il costato trafitto di Gesù, chiediamo al Signore di entrare nella Sua vita, cercando di essere uomini e donne di comunione sapendo che non si dà comunione senza sacrificio e che la comunione, la concordia tra noi è l’unica via verso la gioia della vita.

  don Davide

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