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“Non è ancora giunta la mia ora”: così risponde Gesù a sua madre, dopo la constatazione della mancanza del vino.
Il vangelo di Giovanni ricorda diverse volte quale sia l’ora di Gesù, dandole diverse sfaccettature.
In Gv 12,23.27 (Gesù rispose loro: "È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora. Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome"), è l’ora che Gesù accetta perché il Padre sia glorificato.
In Gv 13,1 (Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre), l’ora è quella di passare da questo mondo al Padre.
Gv 16,32 (Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me), è l’ora in cui i discepoli lo lasceranno solo.
Gv 17,1 (Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: "Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te) è l’ora della gloria.
Quest’ora di Gesù coincide con gli eventi pasquali, in cui verrà manifestata la gloria di Dio. Se l’ora coincide con gli eventi pasquali, perché la fine del brano evangelico delle nozze di Cana si conclude dicendo: Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero a lui?
Se l’ora coincide con il manifestarsi della gloria di Dio negli eventi pasquali, perché questa gloria si manifesta anche a Cana di Galilea?
Tutto ciò ci fa dire che tutto il ministero di Gesù appartiene all’ultima ora: tutto il ministero di Gesù manifesta la gloria di Dio.
La gloria, per l’evangelista Giovanni non è la vittoria, l’onore. È la presenza di Dio.
Manifestare la gloria è raccontare il volto di Dio.
Gesù lo racconta giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto per minuto perché è Lui la gloria di Dio.
È lecito ora chiederci: con quale segno, a Cana di Galilea, Gesù racconta la gloria di Dio?
Trasforma l’acqua in vino.
I segni che raccontano la gloria di Dio sono i gesti che trasformano l’acqua in vino.
Già altre volte ho detto che il vino è il simbolo della gioia.
Il segno che manifesta la gloria, il segno che racconta il volto di Dio è ciò che dà gioia.
Tutti noi siamo chiamati a raccontare la gloria di Dio, siamo chiamati a raccontare il volto di Dio in ogni nostra ora.
Oggi, il Vangelo ci suggerisce di raccontarlo attraverso il segno della gioia o, meglio, dalla gioia che nasce per aver trasformato l’acqua in vino.
Se vogliamo raccontare la gloria di Dio, dovremo trasformare le acque dell’amarezza a motivo di qualche delusione, nel vino spumeggiante di chi trova gioia, costruendo rapporti di fiducia.
Dovremo trasformare l’acqua torbida della menzogna nel vino spumeggiante di chi trova gioia nel costruire relazioni sulla sincerità e franchezza.
Dovremo trasformare l’acqua dura della violenza nel vino spumeggiante di chi trova gioia nella bontà.
L’ora per raccontare la gloria di Dio è ogni momento, perché, in ogni momento, noi siamo chiamati ad essere portatori di gioia trasformando l’acqua in vino.
Concludo citando l’inizio della bellissima esortazione apostolica di papa Francesco che è l’Evangelii Gaudium: La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo, sempre nasce e rinasce la gioia.
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