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In quella notte, Luigi aveva perso il gruppo dei pastori e vagava per le colline della Giudea, cercando una strada.
Nel suo vagare, in quella notte stellata, non riusciva a trovare qualcuno che gli potesse indicare la strada.
Finalmente intravide, la nuca avvolta da uno scialle di una donna che, uscendo da una casa, andava alla fontana ad attingere acqua.
Gridando forte, così da farsi sentire prima che la donna potesse rientrare in casa, la fermò e le chiese: “Mi sono perso, cerco la strada!”.
La donna, quasi con voce metallica, rispose: Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, in una mangiatoia.
Luigi rimase a bocca aperta, la donna rientrò in casa, chiuse la porta, e sparì.
Luigi continuò a vagare, senza seguire una strada, senza una meta, per circa un’ora, fin quando vide un anziano che, seduto su una roccia, contemplava le stelle.
Si avvicinò e chiese: “Mi sono perso, cerco la strada!”
L’uomo stacco gli occhi dal cielo stellato e disse: Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, in una mangiatoia.
Luigi, a bocca aperta, ancora una volta non riusciva a controbattere.
Il vecchio alzò lo sguardò e continuò a guardare le stelle.
Luigi riprese il suo cammino fin quando arrivò ad una stalla e, in una mangiatoia, vide un bambino, appena nato, avvolto in fasce.
Ecco il segno.
Ma il segno di cosa?
Forse anche noi, come Luigi, in questo mondo che, a volte, ci sembra confuso, stiamo cercando una strada.
Forse anche noi, come Luigi, stiamo cercando una strada da percorrere in questo mondo che non riesce a proporci strade sicure.
Forse anche noi stiamo cercando un segno che ci indichi una strada da percorrere.
Questo per noi il segno: un bambino avvolto in fasce, in una mangiatoia.
Quelle fasce ricordano tanto i teli del sepolcro e il legno duro della mangiatoia su cui il bambino è posto, rinviano al duro legno della croce.
Quel bambino avvolto in fasce, posto in una mangiatoia è il segno dell’Amore.
L’amore tra un uomo e una donna non si vede; si vedono, però, gesti e attenzioni che raccontano del loro amore e poi, ad un certo punto, questo amore prende un volto in un figlio.
Il figlio è il volto dell’amore.
Il figlio è il segno di un amore che prende carne.
Dio è amore e prende un volto nel suo figlio Gesù.
Il segno di quel bambino avvolto in fasce in una mangiatoia è qui a chiederci se crediamo ancora alla forza dell’amore. Gesù Bambino viene a chiederci: credi ancora alla possibilità di percorrere la strada dell’amore?
Se le vicende della vita hanno portato amarezza, delusione e rabbia al nostro cuore, Gesù Bambino ci invita a non indurire il nostro cuore, ma a credere ancora alla forza dell’amore.
Quel bambino nella mangiatoia, avvolto in fasce, è qui per darci coraggio nel continuare a percorrere la strada dell’amore.
A Natale siamo chiamati a guardare a Gesù Bambino per rinnovare la nostra fiducia nella forza dell’amore.
Credere all’amore è credere che la mitezza, sulla distanza, è più feconda della violenza.
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