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CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE PARROCCHIA S. ANTONIO MARIA ZACCARIA MILANO
 
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Consiglio Pastorale del 20 aprile 2017 – Introduzione di don Gregorio      

L’AUSPICIO DI UNA COMUNITA’ EUCARISTICA CHE VIVA LA GIOIA DELL’AMORE ACCOLTO DA DIO

E’ probabilmente questa l’ultima volta che presiedo il CPP della SAMZ, per me quindi una occasione significativa. Permettetemi  qualche confidenza. Sono sicuro della vostra paziente comprensione.

La memoria mi riporta alla prima volta: 15 anni fa provai gioia per aver incontrato una comunità “giovanile”, cioè proiettata verso il futuro, animata da grandi ideali: quello soprattutto di parlare di Dio più che con parole, con la testimonianza dei fatti: diventare sempre di più comunità alternativa.

Questa impostazione “giovanile”, cioè piena di vita, nasce dalla “ripartenza da Dio”. E’ lui infatti, tramite Gesù, che introduce nella storia la civiltà dell’amore che si esprime in una fraternità nuova.

Vi ho aiutati a camminare in questa direzione?  Ne ho sentito il dovere. Mi pare che le scelte pastorali di questi anni siano guidate proprio da questo intento: basterebbe ripercorrere il cammino segnato dalle Assemblee o Convegni parrocchiali di febbraio.

Siamo stati aiutati  dai progetti pastorali dei nostri vescovi (ricordo ”Mi sarete testimoni” e “L’amore di Dio è in mezzo a noi” di Tettamanzi, gli inviti a rinsaldare i pilastri sui quali è costruita la comunità cristiana e a vivere nella vita di tutti i giorni la concretezza del Vangelo: Educarsi al pensiero di Cristo… del card. Scola).

Per quanto riguarda la CEI ricordo il decennio sulla carità al quale sta facendo seguito il decennio sulla educazione.

Abbiamo toccato con mano pericoli e limiti dai quali non è semplice svincolarsi: per esempio, quello di privilegiare le “cose da fare”, l’affievolimento della carica ideale, il rischio di emarginare il fatto di fede in certi luoghi e in certi tempi: cristiani a un certo indirizzo, e in ore determinate della giornate; come chi non è cristiano negli altri indirizzi e negli altri tempi.

Ce ne possono essere altri… Sono comunque il frutto di una eliminazione progressiva di Dio dalla storia degli uomini in atto oggi; in altri termini: del progredire del peccato. “Aria” che tutti respiriamo, anche una comunità cristiana.

Che cosa fare per il futuro? Vedrete, sotto la guida delle nuove guide (ci sarà oltre che un nuovo parroco, soprattutto un altro Arcivescovo).

Qualche indicazione mi pare di averla già data alla comunità, tramite il CPP, anche se non ho l’impressione che sia stata avvertita. È riassumibile in una parola: discernimento. Sono molto contento che il papa nel duomo di Milano abbia dato, come terzo consiglio ai sacerdoti, quello di essere educatori al discernimento. In primo piano dunque l’avvertimento di Gesù a riconoscere i segni dei tempi (cfr Mt 16, 1 ss – Mc 8,11-13).  Se non interpreto male, è stata la prospettiva nella quale si è posto 60 anni fa il Vaticano II.

E’ importante essere consapevoli che i tempi stanno cambiando e individuare la direzione che sta prendendo l’umanità. Noteremmo in particolare che nella costruzione del suo futuro, come accennavo, gli uomini positivamente escludono Dio, nella certezza che Dio sia un optional (una specie di mania o fissazione di qualcuno, relitto di un passato “oscuro” e di una fase dell’umanità in un certo senso infantile) e quindi da non “imporre” a nessuno: l’uomo, con la sua scienza e la sua intelligenza, non ha bisogno di nessuno, ci sa fare da solo.

Se così fosse, nasce da qui il vero impegno di una comunità cristiana: ripartire da Dio, cioè da Gesù risorto: epifania di Dio, nostro maestro, nostra guida, nostro Signore e nostro Dio, per dimostrare concretamente che solo con lui è possibile un vero umanesimo.

La comunità cristiana è chiamata a essere la porta dell’umanità spalancata a Dio.

So che il futuro deve essere costruito a partire da questa consapevolezza. Non mi pare possibile indicare come. Una via però mi sento spinto a ricordare: quella dell’ascolto della Parola. E’ l’eredità più profonda lasciataci dal card. Martini. Non c’è futuro per una Chiesa che non si costruisca sull’ascolto della Parola (e nemmeno c’è futuro per il singolo cristiano): è l’ascolto della Parola che la “struttura”. Senza di esso, si sperderebbe come una goccia nell’oceano, perdendo luce e sapore.

Concludo con un augurio: che la Samz diventi una comunità eucaristica, che cioè viva nella gioia che nasce dall’esperienza e dall’accettazione dell’amore di Dio per ogni uomo. Lo sia rivivendo consapevolmente nella celebrazione le opere meravigliose di Dio nei confronti dell’umanità.

La Samz: comunità del prefazio cantato, che esplode nell’inno di gioia: Santo, santo, santo è il Signore…!

don Gregorio

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