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Liturgia del giorno 17 Dicembre:  Ia FERIA PRENATALIZIA DELL'ACCOLTO 

Centro di Ascolto

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Grazie dalla BottegAmica !

Dopo la pausa estiva è ripresa l’attività di BottegAmica e vogliamo ringraziare tutti coloro che anche in estate hanno portato prodotti.

Vi ringraziamo per aver raccolto l’appello dei sacchetti di carta per il pane e la frutta, per noi sono preziosi perché riceviamo tanto pane, frutta e verdura …. continuate a portarceli.

Ringraziamo per il materiale scolastico. Abbiamo bisogno di pannolini per bambini di tutte le misure.

A tutti coloro che portano vestiti per bambini (solo fino a 5 anni) e giocattoli chiediamo di concordare la consegna con il centro d’ascolto perché abbiamo poco spazio .

Chiediamo ,inoltre, di mettere insieme ai vestiti e giochi un biglietto con il vostro cognome e numero di telefono così da poter restituire i giochi rotti e i vestiti sporchi. Purtroppo negli ultimi mesi siamo andati 3 volte alla ricicleria per buttare il materiale inadatto alla distribuzione.

   

 

Nell'anno di canonizzazione di Paolo VI il XXVIII Premio ai Nobel missionari è stato consegnato a Concesio, città natale del santo. Siamo giunti alla ventottesima edizione del premio Cuore Amico, alla vigilia della giornata missionaria mondiale e a pochi giorni dalla canonizzazione di papa Paolo VI, tra i premiati la nostra Carla, a cui un nutrito gruppo di parrocchiani ha portato il saluto e la condivisione della nostra comunità.

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(da Avvenire del 20/10/18) ... I soldi del premio serviranno, invece, a Carla Magnaghi per potenziare le attività del Centro “Usratuna” (Nostra Famiglia in arabo) a Juba. Originaria del Varesotto, è entrata a 18 anni nell’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità, fondato dal beato don Luigi Monza. Da insegnante si è appassionata all’attività riabilitativa per bambini con disabilità e si è specializzata in psicomotricità e logopedia, lavorando per molti anni fra Como e Varese. Diventata esperta nel linguaggio dei segni, segue anche i bambini con sordità. Nel 1991 prende dimora in Sudan mentre infuriano i bombardamenti e il conflitto tra Spla (movimento di liberazione del Sud) e l’esercito. A Juba il suo Istituto aveva aperto il Centro Usratuna su richiesta del comboniano Agostino Baroni, arcivescovo di Khartoum, perché fosse un segno di carità in un contesto islamico. All’epoca Juba era un villaggio immerso in un contesto di estrema povertà. Dopo soli cinque mesi dal suo arrivo viene preso d’assalto dai ribelli e il Centro Usratuna è invaso da più di tremila civili che vi si rifugiano per sfuggire alla per potenziare le attività del Centro “Usratuna” (Nostra Famiglia in arabo) a Juba. Originaria del Varesotto, è entrata a 18 anni nell’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità, fondato dal beato don Luigi Monza. Da insegnante si è appassionata all’attività riabilitativa per bambini con disabilità e si è specializzata in psicomotricità e logopedia, lavorando per molti anni fra Como e Varese. Diventata esperta nel linguaggio dei segni, segue anche i bambini con sordità. Nel 1991 prende dimora in Sudan mentre infuriano i bombardamenti e il conflitto tra Spla (movimento di liberazione del Sud) e l’esercito. A Juba il suo Istituto aveva aperto il Centro Usratuna su richiesta del comboniano Agostino Baroni, arcivescovo di Khartoum, perché fosse un segno di carità in un contesto islamico. All’epoca Juba era un villaggio immerso in un contesto di estrema povertà. Dopo soli cinque mesi dal suo arrivo viene preso d’assalto dai ribelli e il Centro Usratuna è invaso da più di tremila civili che vi si rifugiano per sfuggire alla violenza: vi resteranno ben sei mesi. Anche oggi in Sud Sudan infuria la guerra, tra Dinka e Nuer, con due milioni di rifugiati e una gravissima crisi economica. Carla che, negli anni, ne ha viste davvero di tutti i colori («per un periodo, nel 1991-92, Osama Bin Laden ha abitato vicino a noi, ma allora nessuno sapeva chi fosse!») ha sempre mantenuto, come le sue consorelle, un rapporto di amicizia, ricambiato, con i musulmani, senza mai dar adito ad accuse di proselitismo. Pure suor Evelina Mattei è una che di fegato ne ha da vendere. Più della metà dei suoi 70 anni li ha passati in Africa. Era partita dal paese di PaoloVI nel 1975, fresca di diploma di infermiera e ostetrica. In Burundi, lavora in due dispensari, dove accoglie bambini e assiste le mamme, o ff rendo loro nozioni di igiene e alimentazione. La guerra però costringe la comunità delle suore a rifugiarsi nell’ex Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Apre una nuova comunità, insieme ad alcune consorelle, a Kaniola. E lì si prende a violenza: vi resteranno ben sei mesi. Anche oggi in Sud Sudan infuria la guerra, tra Dinka e Nuer, con due milioni di rifugiati e una gravissima crisi economica. Carla che, negli anni, ne ha viste davvero di tutti i colori («per un periodo, nel 1991-92, Osama Bin Laden ha abitato vicino a noi, ma allora nessuno sapeva chi fosse!») ha sempre mantenuto, come le sue consorelle, un rapporto di amicizia, ricambiato, con i musulmani, senza mai dar adito ad accuse di proselitismo. Pure suor Evelina Mattei è una che di fegato ne ha da vendere. Più della metà dei suoi 70 anni li ha passati in Africa. Era partita dal paese di PaoloVI nel 1975, fresca di diploma di infermiera e ostetrica. In Burundi, lavora in due dispensari, dove accoglie bambini e assiste le mamme, o ff rendo loro nozioni di igiene e alimentazione. La guerra però costringe la comunità delle suore a rifugiarsi nell’ex Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Apre una nuova comunità, insieme ad alcune consorelle, a Kaniola. E lì si prende a violenza: vi resteranno ben sei mesi. Anche oggi in Sud Sudan infuria la guerra, tra Dinka e Nuer, con due milioni di rifugiati e una gravissima crisi economica. Carla che, negli anni, ne ha viste davvero di tutti i colori («per un periodo, nel 1991-92, Osama Bin Laden ha abitato vicino a noi, ma allora nessuno sapeva chi fosse!») ha sempre mantenuto, come le sue consorelle, un rapporto di amicizia, ricambiato, con i musulmani, senza mai dar adito ad accuse di proselitismo. (Gerolamo Fazzini)